Correva l’anno 1972 quando vedeva la luce uno dei vertici assoluti della musica leggera italiana: “Il Nostro Caro Angelo” di Lucio Battisti, pubblicato su etichetta Numero Uno. A cinquantatré anni da quell’uscita, impreziosita nel tempo anche da storiche edizioni per il mercato estero come quella giapponese, l’opera continua a risplendere di una luce accecante e rivoluzionaria. Frutto dell’inossidabile sodalizio artistico con Mogol, il disco rappresenta un unicum nel panorama discografico nazionale per il suo coraggio sonoro, che fonde con maestria la canzone d’autore con le prime contaminazioni elettroniche e funk. Brani immortali come la title track, “Ma il mio amore è passato” e “La collina dei ciliegi” non sono semplici canzoni, ma affreschi emotivi e filosofici che hanno ridefinito i confini del pop italiano. Oggi, a cinquantatré anni di distanza, celebrare “Il Nostro Caro Angelo” significa inchinarsi di fronte alla genialità di un artista visionario, capace di anticipare i tempi e di lasciare un’impronta indelebile nella storia della nostra cultura musicale.