Tre anni fa, Roger Waters decideva di compiere uno degli atti di audacia artistica più discussi e affascinanti della storia del rock recente: rileggere e reincidere da solista il capolavoro assoluto dei Pink Floyd, ‘The Dark Side Of The Moon Redux’. Pubblicato come un doppio LP, questo lavoro non ĆØ stato concepito come un semplice esercizio di nostalgia o un tentativo di sostituire l’immortale originale del 1973, ma piuttosto come una profonda e matura riflessione personale del co-fondatore della band. Con la voce segnata dal tempo, recitativa e sussurrata, e arrangiamenti spogliati degli eccessi psichedelici a favore di atmosfere acustiche, cupe e cinematografiche, Waters ha trasformato l’album in un testamento filosofico. A distanza di tre anni da quell’uscita, ‘Redux’ continua a dividere puristi e critici, rimanendo però un’opera coraggiosa in cui un artista ottantenne guarda indietro ai suoi demoni giovanili con la saggezza (e la disillusione) della vecchiaia.